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Cervelli in polvere

Credo che l’estate 2015 passerà alla mia memoria come:
- “Ma lei non è preoccupato? La legge ammette che si produca il formaggio con il latte in polvere!”
Le preoccupazioni per il consumatore sono in qualche modo giustificate, ma cercherò di spiegarvi in poche righe perché non sono affatto allarmato.
Innanzitutto consumiamo, senza saperlo, latte in polvere da molto tempo. Dove? Merendine-dolciumi, gelati, preparati per neonati, integratori, cibi funzionali.
Era “corretto”, per fare 31, che anche il formaggio venisse sottoposto al vaglio della chimica alimentare.
In Germania – ma anche in altri paesi Europei – ad esempio, il formaggio con il latte in polvere viene prodotto da molti anni ed entra nel mercato italiano attraverso le catene discount di proprietà tedesca. E qui nasce la concorrenza sleale verso l’industria italiana che dice:
- ” Ma come, io non posso fare il formaggio con i latte in polvere e i tedeschi si? E la scorrettezza? E la comunità Europea? E l’economia libera?”
In realtà l’industria casearia italiana bada ai profitti ed è preoccupata solamente che la Germania – o qualsiasi competitor straniero – penetri a colpi di prezzi bassi un mercato interno molto redditizio e florido.
A nessuno, credetemi, frega nulla di produrre prodotti “buoni, puliti e giusti”™. Credete davvero che i gelati che mangiate da molti anni siano fatti con prodotti non liofilizzati? Se pensate ad un gelato alla fragola fatto con fragole e latte fresco, vi sbagliate di grosso.
Il latte in polvere, tecnicamente parlando, presenta vantaggi enormi per chi produce a livelli industriali: elevato stoccaggio, ottima predisposizione alla lavorazione industriale, prodotti con scadenze centenarie.
Produrre formaggio con latte in polvere è solo l’ultimo baluardo di una frontiera alimentare già fortificata dagli anni ’70 quando, mangiare merendine al posto di un panino di salame, faceva figo e trasformava tutte le famiglie in nuovi, moderni, intelligenti consumatori uscenti dalla “solita, vecchia” alimentazione contadina.
Se il formaggio prodotto con latte in polvere da una parte porterà grossi vantaggi economici per un’industria sempre più grande e globale, per certi altri agevolerà due categorie di persone:
1) Il consumatore finale che cerca cibo a basso prezzo
2) I produttori che, invece, producono con i vecchi sistemi utilizzando ancora il latte appena munto.
Provengo da una regione in cui il formaggio ha un grande valore culturale ed è la bandiera alimentare di una terra che ha sempre rispettato, dal piccolo consorzio-latteria all’alpeggio, un prodotto prezioso come il latte producendo formaggi conosciuti ed apprezzati nel mercato nazionale ed estero.
Non ho paura quindi che un alimento caseario composto di latte in polvere venga a fare “concorrenza” ad un formaggio friulano-italiano concepito con tutti i crismi. Anzi, se devo dirvela tutta, finora, non è che l’industria comperando latte straniero abbia elaborato chissà quali prodotti.
Allevare mucche in serie, produrre latte scadente sotto l’aspetto nutrizionale è già – da anni – un pessimo comportamento e l’utilizzo del tanto vituperato latte in polvere, in confronto, mi ricorda il dito che ottura il buco di una bacinella tracimante.
Prepariamoci ed abituiamoci, piuttosto, a leggere le etichette degli ingredienti dei cibi che comperiamo.
Il consumatore, oggi, è apparentemente tutelato dall’industria alimentare che parla di ecosostenibilità alle fiere e nei grandi eventi, per poi spacciare segatura per caviale.
Quindi sempre all’erta!
L’unica cosa che non deve andare in polvere, semmai, è il nostro cervello.

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